Emozioni: cosa sono e come nascono


Emozioni: cosa sono e come nascono

Perché in alcune situazioni proviamo emozioni, a volte estremamente piacevoli come la gioia, e a volte spiacevoli come la rabbia o la tristezza? Spesso le classifichiamo come negative o positive, ma questo è un errore in quanto tutte le emozioni che proviamo hanno una funzione ben specifica. Ti starai chiedendo: “che funzione ha la paura?” Rispondo con una domanda: “come faresti a salvarti da un orso che ti sta attaccando se non avessi paura di lui? Ma che cosa sono le emozioni? Come si sviluppano?

“Le emozioni sono dei processi che hanno inizio con degli eventi (in corso, ricordati o previsti) che facilitano o ostacolano la realizzazione di nostri obiettivi; esse comprendono degli stati d’attivazione fisiologica (che percepiamo, ad esempio, quando la paura ci fa venire il batticuore), ci predispongono ad agire in certi modi (ad esempio, fuggire se siamo spaventati, attaccare se siamo arrabbiati) e influiscono sui nostri processi cognitivi (ad esempio, quando siamo tristi tendiamo a ricordare con maggiore facilità eventi negativi).” (Berti e Bombi 2013)

Le emozioni che non esprimiamo o che neghiamo si somatizzano nel corpo e ci fanno ammalare

 Da un punto di vista biologico le emozioni si esprimono attraverso tre componenti:

  • viscerale: di fronte a determinati eventi attiviamo uno stato di vigilanza, diventiamo attenti e ci allertiamo provando delle sensazioni corporee come il batticuore, la morsa allo stomaco o la sudorazione.
  •  
  • comportamentale: esprimiamo l’emozione mediante schemi automatici come l’attacco, la fuga o il freezing (ci blocchiamo di fronte a qualcosa che ci spaventa).
  •  
  • espressiva: le espressioni facciali che attiviamo quando proviamo un’emozione, servono a comunicare agli altri il nostro stato d’animo, in modo che questi comprendano il modo migliore per interagire con noi in quella determinata situazione.

Se non esprimiamo le emozioni, o le neghiamo, si possono somatizzare nel corpo e possono farci ammalare. Questo succede perché quando le componenti espressive e comportamentali vengono soppresse, la componente viscerale prende il sopravvento e diventa molto più intensa e duratura. Se l’attivazione fisiologica non si arresta provoca una cascata ormonale continua. La conseguenza? Possono insorgere disturbi psicologici come attacchi di panico, ansia, depressione o sintomi fisici come ipertensione, patologie cardiache o infiammatorie.

Emozioni primarie e secondarie.

Secondo la teoria differenziale esistono due tipologie di emozioni, quelle fondamentali (chiamate anche primarie) e quelle complesse (secondarie o sociali).

Le emozioni fondamentali sono presenti già alla nascita o compaiono entro il primo anno di età, a mano a mano che si sviluppano i circuiti neurali specifici per ognuna di esse.

Le emozioni complesse compaiono in periodi successivi e possono derivare dalla mescolanza di emozioni primarie. Secondo alcuni autori, queste emozioni secondarie originano dalla coscienza di sé, vengono così definite anche emozioni autocoscienti. (Ibidem)

Nei primi mesi di vita le emozioni non emergono nella loro forma vera e propria, ma sono dei precursori che si trasformano in emozioni quando il bambino ha sei mesi ed è cioè capace di dare un significato negativo o positivo alla situazione.

Le prime emozioni che il bambino manifesta tramite le caratteristiche espressioni facciali sono la rabbia e la paura. Le occasioni tipiche in cui si hanno risposte emotive di questo tipo sono quelle in cui un estraneo si avvicina a loro (paura dell’estraneo) o quando la mamma o il papà si allontanano (angoscia da separazione).

Nelle età successive i bambini acquisiscono la capacità di confrontare le situazioni presenti con quelle del passato, crescono così le circostanze in cui sperimentano altre emozioni fondamentali, come la gioia quando raggiungono un obiettivo o il dispiacere quando falliscono.

Siamo le emozioni che lasciamo negli altri.

Intorno ai due anni di età i bambini sviluppano la consapevolezza di sé, emergono così le emozioni autocoscienti: per provare queste emozioni è necessario essere capaci di osservare sé stessi e comprendere che gli altri ci osservano. (Lewis 1992)

Le emozioni autocoscienti sono:

  • l’imbarazzo, quando ci rendiamo conto di essere al centro dell’attenzione
  •  
  • l’invidia, quando altri hanno qualcosa che vorremmo per noi
  •  
  • la gelosia, quando altri ricevono attenzioni dalla persona che amiamo
  •  
  • l’empatia, quando comprendiamo gli stati mentali dell’altro.

Successivamente compaiono anche le emozioni autocoscienti valutative, definite in questo modo perché emergono quando si effettua una valutazione del proprio comportamento in riferimento alle norme sociali vigenti. Intorno ai due anni e mezzo compaiono:

  • l’orgoglio che insorge quando riteniamo di esserci comportati bene e aver raggiunto dei risultati positivi, sulla base delle norme sociali dell’ambiente in cui siamo inseriti. Si tratta di un’emozione piacevole che migliora l’autostima e rinforza i comportamenti messi in atto perché ritenuti vincenti.
  • Il senso di colpa emerge quando abbiamo messo in atto un comportamento non ritenuto adeguato e che ha avuto conseguenze negative verso qualcuno o qualcosa
  • la vergogna è un’emozione che compare quando ci valutiamo negativamente, quando mettiamo in atto comportamenti che possono minare la nostra immagine ai nostri occhi o a quelli degli altri.

Senso di colpa e vergogna sono emozioni spiacevoli e caratterizzate dall’atto di riparare il comportamento dannoso nel caso della colpa o di nascondersi nel caso della vergogna. Queste esperienze emozionali fungono da rinforzo negativo per i comportamenti che le hanno suscitate. (Berti e Bombi 2013)

Per fare un esempio, se il vostro bambino spinge un compagno di giochi facendolo cadere e voi genitori gli fate notare che l’altro bambino ora sta piangendo, probabilmente vostro figlio cercherà di riparare in qualche modo, magari porgendogli un gioco. Si ricorderà della sensazione spiacevole che ha provato e tenderà, in futuro, a non mettere più in atto quel comportamento per non provare nuovamente quell’emozione spiacevole.

Abbiamo visto cosa sono le emozioni, come nascono e a cosa servono. Abbiamo constatato che negando un’emozione possiamo ammalarci, che non è corretto classificare le emozioni come negative o positive perché ognuna ha una funzione ben precisa che garantisce la nostra sopravvivenza.

Quante volte nel vivere quotidiano hai trattenuto emozioni provando poi un nodo alla gola, tosse o hai semplicemente perso la voce? Quando ti capita di reprimere un’emozione, prova a pensare agli effetti psicofisici che questo può provocare e prova ad esprimerla, vedrai, poi ti sentirai molto meglio.

Barbara Marino Mindful Coach

Se vuoi approfondire leggi la bibliografia ...

Berti E. - Bombi S. (2013) Corso di psicologia dello sviluppo. Bologna, Il Mulino

Lewis, M. (1992). Shame: The exposed self. Free Press


Data: 15 June 2020    Commenti: 0    Categoria: Psicologia



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