A volte accadono eventi che sembrano troppo improbabili per essere soltanto casuali.
Qualche mese fa ho iniziato un corso di pittura a Torino.
Una sera ci era stato proposto di disegnare un limone. Ho iniziato il mio lavoro, ma non sono riuscita a tornare alla lezione successiva per continuarlo.
Quando sono rientrata, però, ho trovato il mio disegno modificato.
Mi è stato spiegato che una bambina del corso del sabato pomeriggio si era confusa: anche lei stava disegnando lo stesso soggetto e aveva iniziato a lavorare sul mio foglio pensando fosse il suo.
A quel punto ho semplicemente continuato il disegno, terminando senza saperlo anche parte del suo lavoro.
Fin qui potrebbe sembrare solo una coincidenza curiosa.
Poi, qualche giorno fa, durante un colloquio con una famiglia che seguo da tempo, ho scoperto qualcosa che mi ha lasciata davvero senza parole: quella bambina era Elisa, una ragazzina autistica che accompagno da mesi in un percorso legato anche alla fobia scolastica.
Non vedevo questa famiglia da febbraio.
Nel frattempo avevo iniziato quel corso di pittura, in una città diversa dalla loro, senza alcun collegamento apparente.
Eppure, in qualche modo, i nostri percorsi si erano incrociati di nuovo.
Perché alcune coincidenze ci colpiscono così tanto?
Ripensandoci, ciò che mi ha colpita non è stata soltanto la coincidenza in sé, ma il suo significato simbolico:
un disegno iniziato da me e continuato da una bambina che seguo da tempo, senza che nessuna delle due sapesse chi fosse l’altra in quel momento.
Due percorsi che si sono incontrati fuori dal setting terapeutico, in modo del tutto inatteso.
È come se, per un attimo, mondi completamente separati si fossero sovrapposti.
Ed è proprio questo tipo di esperienza che spesso ci lascia una sensazione difficile da spiegare razionalmente.
La teoria della sincronicità di Jung
Lo psichiatra Carl Gustav Jung chiamava questi eventi “sincronicità”.
Secondo Jung, esistono coincidenze che, pur non avendo un legame causale evidente, assumono per la persona un significato emotivo molto profondo.
La sincronicità viene descritta come:
“una coincidenza significativa tra un evento interno e un evento esterno”.
In altre parole:
- dentro di noi sta accadendo qualcosa;
- nel mondo accade un evento apparentemente casuale;
- e i due elementi sembrano improvvisamente collegarsi.
Jung non sosteneva necessariamente che ci fosse qualcosa di “magico”, ma piuttosto che alcune coincidenze diventano importanti per il significato che assumono nella nostra esperienza personale.
Il cervello umano cerca continuamente connessioni
Anche le neuroscienze spiegano che il cervello umano è naturalmente portato a cercare pattern, collegamenti e significati.
È una capacità fondamentale:
- ci aiuta a comprendere il mondo;
- a prevedere ciò che potrebbe accadere;
- a costruire una narrazione coerente della nostra esperienza.
Alcuni studiosi parlano di:
- pattern recognition (riconoscimento di schemi);
- apofenia, cioè la tendenza a vedere connessioni significative tra eventi casuali.
Ma ridurre tutto a un semplice “errore del cervello” sarebbe troppo semplicistico.
Perché anche quando un evento può essere spiegato statisticamente, il suo impatto emotivo rimane reale.
E forse è proprio questo il punto.
Coincidenza o significato?
Forse la domanda più interessante non è:
“Quali erano le probabilità che accadesse?”
ma:
“Perché questa esperienza mi ha colpita così profondamente?”
Alcune coincidenze ci emozionano perché interrompono la normalità, ci fanno sentire improvvisamente connessi e ci ricordano quanto le relazioni umane possano lasciare tracce profonde dentro di noi, anche nei luoghi più inaspettati.
Nel mio caso, ciò che mi ha colpita è stato anche il simbolismo del gesto:
un disegno condiviso inconsapevolmente tra due persone che già erano legate da una relazione importante.
Come se, per un momento, il confine tra caso e significato fosse diventato meno netto.
Una riflessione finale
Non so se esista una spiegazione precisa per eventi come questo.
Forse è stata solo una coincidenza estremamente improbabile.
Forse il nostro cervello attribuisce significato agli eventi per dare continuità alla nostra esperienza.
Oppure, più semplicemente, alcune esperienze ci ricordano quanto il mondo umano sia fatto di connessioni invisibili, incontri inattesi e relazioni che continuano a intrecciarsi anche fuori dai contesti in cui nascono.
So soltanto che, quando ho scoperto che quel limone era stato continuato proprio da Elisa, sono rimasta profondamente colpita.
E credo che certe coincidenze, anche quando non sappiamo spiegarle del tutto, abbiano comunque qualcosa da raccontarci.



