due coppie al parco al tramonto, una in adolescenza e una in età adulta. l'amore cambia forma a san valentino

Dall’amore che travolge all’amore che resiste: San Valentino ieri e oggi

C’è un tipo di amore che fa perdere l’appetito, il sonno e – a volte – anche un po’ la dignità.
E poi c’è un amore che ti fa ricordare se hai preso il gastroprotettore, spegne la luce in cucina e sa esattamente come ti piace il caffè la mattina.

Non è cinismo.
È sviluppo psicologico.


L’amore in adolescenza: intensità allo stato puro

L’amore adolescenziale è una tempesta neurobiologica perfettamente documentata. Il cervello in questa fase è particolarmente sensibile alla novità e alla ricompensa: la dopamina lavora a pieno regime, mentre le aree deputate alla regolazione emotiva sono ancora in costruzione.

Il risultato?
Emozioni potentissime, idealizzazione dell’altro e la sensazione che senza quella persona la vita perda immediatamente senso. L’amore non è ancora qualcosa che si sceglie: accade, travolge, domina.

Dal punto di vista evolutivo, tutto questo ha una funzione precisa: sperimentare il legame, esplorare l’intimità, iniziare a costruire un’identità relazionale. È un amore centrato sull’esperienza emotiva più che sulla stabilità.


L’amore adulto: meno scintille, più fondamenta

Con il passare degli anni, il cervello cambia. E anche l’amore.

Nelle relazioni di lunga durata diminuisce l’eccitazione legata alla novità, mentre aumentano i sistemi neurobiologici collegati all’attaccamento: ossitocina, vasopressina, senso di sicurezza. L’amore diventa meno euforico, ma più regolato.

Questo è il punto che spesso viene frainteso:
quando l’intensità emotiva si riduce, non è perché l’amore è “finito”, ma perché ha cambiato funzione.

L’amore adulto non serve più a definire chi sono, ma a rispondere a una domanda diversa:
Con chi posso stare nel tempo, anche quando la vita è complessa?


San Valentino: da prova d’amore a rito simbolico

In adolescenza San Valentino è un esame.
Si aspetta il messaggio giusto, il gesto giusto, la conferma che l’altro “ci tiene davvero”.

Nelle coppie stabili, invece, San Valentino cambia statuto psicologico:
non è più una prova, ma un simbolo. A volte viene celebrato, a volte no. A volte è una cena, a volte è solo un sorriso ironico del tipo “te lo ricordi il nostro primo San Valentino?”.

Ed è normale.
Quando una relazione è sicura, non ha bisogno di essere dimostrata una volta all’anno.


Dall’innamoramento all’attaccamento

Helen Fisher descrive tre sistemi distinti coinvolti nelle relazioni amorose: desiderio sessuale, amore romantico e attaccamento.
Le relazioni di lunga durata non vivono di sola passione iniziale, ma di un equilibrio dinamico tra questi sistemi.

L’attaccamento adulto è ciò che permette alla coppia di:

  • attraversare i conflitti senza rompersi
  • affrontare cambiamenti, stress, fasi di vita diverse
  • restare una “base sicura” reciproca

Meno cinema, forse.
Molto più vita vera.


L’amore che dura non è meno amore

Uno degli errori più comuni è confrontare l’amore di oggi con quello dei primi tempi, come se dovessero essere identici.
Ma sarebbe come pretendere che un albero adulto abbia la stessa funzione del seme: non è così che cresce qualcosa.

L’amore che dura è più silenzioso, più profondo, meno spettacolare.
Non urla, ma resta.
Non brucia, ma scalda.

E questo, dal punto di vista psicologico, è tutt’altro che poco.


Sono Barbara Marino, psicologa ad orientamento cognitivo-comportamentale.
Nel mio studio a Torino lavoro con persone e coppie nelle diverse fasi della vita affettiva, aiutandole a comprendere cosa sta cambiando – senza trasformare l’evoluzione in un problema.

Perché l’amore non deve restare uguale per essere vero. 💙

Tag: psicologia

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